LE TERAPIE

Le terapie

 

Non c’è una terapia standard per la malattia di Parkinson (MP). Il trattamento di ciascuna persona con MP è basato sui sintomi individuali.

I trattamenti possibili includono: farmaci, terapia chirurgica e riabilitazione. Complemento di fondamentale importanza è anche la modificazione dello stile di vita, come la cura dell’alimentazione e dell’attività fisica.

Ci sono molti farmaci disponibili per i sintomi della MP, anche se al momento nessuno di questi è in grado di arrestare la patologia. È frequente che un paziente con MP prenda una combinazione di tali farmaci a differenti i dosaggi ed orari.

È importante che ciascun paziente conosca il suo schema di trattamento ed il significato di esso, che pianifichi ed organizzi la corretta assunzione dei farmaci in modo da avere il massimo beneficio dall’assunzione della terapia ed evitare gli effetti potenzialmente spiacevoli legati ad una mancata assunzione.

 

I farmaci

 

Il regime di trattamento della persona con MP può essere impostato sulla base delle linee guida internazionali, ma è chiaro che ogni persona con MP deve essere valutata individualmente perché venga determinata quale sia la combinazione di farmaci più adeguata.

In alcuni casi infatti il trattamento di prima scelta potrebbe essere costituito da uno dei farmaci a base di levodopa, mentre in altre situazioni potrebbe essere meglio una prescrizione iniziale a base di dopamino-agonisti o un inibitore delle monoammino-ossidasi (iMAO).

La scelta della terapia dipende da molte variabili, tra cui la tipologia dei sintomi, l’età, la presenza di patologie concomitanti (e l’assunzione di eventuali altri farmaci).

La posologia può variare molto a seconda delle caratteristiche dei sintomi, delle necessità della persona e del suo metabolismo.

Molti sintomi della MP sono causati dalla carenza di dopamina nel cervello, per tale motivo molti farmaci per la MP possono avere come obiettivo di andare a rimpiazzare temporaneamente la dopamina o di mimarne l’effetto. Tali farmaci vengono chiamati dopaminergici e di solito aiutano a ridurre la rigidità, migliorano la velocità e la coordinazione dei movimenti e riducono in parte il tremore. Bisogna ricordare che tali farmaci sono solo una parte della presa in carico terapeutica della persona con MP: è importante conoscere l’importanza dei farmaci ma non dimenticare l’impatto positivo dell’esercizio fisico, delle terapie complementari e della riabilitazione.

 

Attenzione: i farmaci per la MP possono avere interazioni con alcuni cibi, vitamine o integratori, per cui è sempre bene parlare con il proprio medico prima di decidere di assumerne.

 

Il trattamento chirurgico

 

La chirurgia può essere una valida opzione per il trattamento della MP, bisogna però sapere che solo i sintomi che in precedenza avevano risposto alla terapia con levodopa, hanno la potenzialità di rispondere alla chirurgia.

Il trattamento chirurgico nella MP è riservato ai pazienti che non rispondono più in modo adeguato alla terapia medica, in particolare per il sintomo “tremore” o che presentano importanti fluttuazioni motorie (off, discinesie)

Attualmente ci sono 2 opzioni chirurgiche per il trattamento delle persone con MP: la deep brain stimulation (stimolazione cerebrale profonda) detta DBS e la chirurgia addominale per l’inserimento di un tubicino nel piccolo intestino del paziente per la somministrazione di un gel costituito da carbidopa/levodopa (Duopa™).

 

La DBS

 

La DBS è un’opzione terapeutica indicata ed efficace per le persone con MP che presentano tremore disabilitante, blocchi e discinesie indotte dai farmaci e che non rispondono in modo adeguato alla combinazione farmacologica impostata. I benefici, in media, sulla base degli studi clinici condotti finora, durano al massimo 5 anni. Bisogna inoltre ricordare che non si tratta di una cura e che non rallenta la progressione della MP. Inoltre non è l’opzione terapeutica giusta per tutti i pazienti con MP e non migliora le difficoltà nel linguaggio come la disartria o l’ipofonia, né i problemi di deglutizione, neuropsicologici ed il freezing del cammino. Infine, come qualsiasi procedura chirurgica non è esente da rischi, quali: infezioni, ischemia o sanguinamento cerebrale, crisi epilettiche. La DBS inoltre può essere associata con una riduzione della chiarezza nel parlare. Un piccolo numero di pazienti con MP ha mostrato peggioramento delle funzioni cognitive dopo tale procedura chirurgica.

L’impianto della DBS avviene attraverso un intervento neurochirurgico, dopo l’accurata individuazione delle aree cerebrali di interesse.

Il sistema della DBS è costituito da tre componenti:

  1. L’elettrodo: è un filo sottile ed isolato che viene inserito attraverso una piccola breccia eseguita a livello del cranio ed in questo modo impiantato nel cervello. La punta dell’elettrodo è posizionata all’interno dell’area da stimolare.
  2. Il prolungamento dell’elettrodo: è un filo sottile ed isolato che passa al di sotto della cute del cranio, del collo, delle spalle fino a connettersi al neurostimolatore.
  3. Il neurostimolatore (a batteria): è un apparecchio grande come il quadrante di un orologio, di solito è impiantato sotto pelle a livello del torace o dell’addome.

Il neurostimolatore (simile ad un pace maker) invia impulsi all’elettrodo posizionato nel cervello. Le aree target possono essere il talamo, il nucleo subtalamico o il globo pallido. Tali stimoli vanno ad interferire con l’attività di tali aree, riducendo o bloccando l’attività patologica responsabile del tremore e degli altri sintomi motori della MP. Il paziente riceve un telecomando con il quale può accendere o spegnere lo stimolatore. Il neurologo potrà invece regolare dall’esterno con un controller l’intensità della stimolazione.

 

In breve…

 

La DBS è una procedura chirurgica usata per trattare una parte dei sintomi disabilitanti della MP, come il tremore, la rigidità, il rallentamento motorio.

La DBS è anche usata per trattare il tremore essenziale, una problematica su base neurologica abbastanza comune, con modalità leggermente differenti.

La DBS non danneggia il tessuto sano, non distrugge i neuroni, ma invece funziona perché modula i problemi di comunicazione tra neuroni su base “elettrica”.

Al momento tale procedura è indicata solo per i pazienti che non rispondono più in modo adeguato ai farmaci.

 

Quali punti del cervello possono essere individuati come bersaglio per la DBS?

 

Ci sono tre aree cerebrali che sono state riconosciute dalla FDA (Food and Drugs Administration) come possibile bersaglio della DBS nella terapia dei sintomi della MP: nucleo subtalamico, globo pallido e talamo. Le aree più frequentemente utilizzate sono il nucleo subtalamico (STN) ed il globo pallido. Le aree bersaglio (o target) devono essere individuate in modo personalizzato per ciascun paziente ed in base alle necessità specifiche. Ci sono molti studi in corso che hanno l’obiettivo di aiutare a ridefinire con maggiore accuratezza le aree target per ciascun paziente individualmente. Sebbene le questioni relative alla scelta dell’area target non siano ancora del tutto chiarite, il STN sembra favorire la riduzione nell’uso dei farmaci, mentre il globo pallido sembra essere più sicuro relativamente al linguaggio ed alla sfera cognitiva.

 

Cosa devo aspettarmi dopo l’impianto della DBS?

 

Dopo l’impianto del sistema per la DBS è frequente che la persona con MP dovrà continuare ad assumere farmaci. Solitamente la buona risposta alla DBS può favorire una riduzione della terapia farmacologica da assumere, in modo variabile da persona a persona.

La riduzione del dosaggio dei farmaci favorisce anche la riduzione degli effetti collaterali farmaco indotti, come le discinesie.

Il rischio di infezione, ischemia o sanguinamento cerebrale (o altre complicanze) è tra l’1 e il 3%.

 

Il candidato ideale

 

  • Presenta sintomi della MP da almeno 5 anni.
  • Presenta fluttuazioni on/off nonostante assuma i farmaci con regolarità.
  • Presenta discinesie.
  • Non tollera gli effetti collaterali dei farmaci antiparkinsoniani.
  • Presenta un tremore che non è controllato dai farmaci, nonostante sia in cura presso uno specialista dei disturbi del movimento.
  • Presenta una buona risposta ai farmaci antiparkinsoniani, soprattutto quelli a base di levodopa/carbidopa, sebbene la durata degli effetti positivi dei farmaci sia insufficiente.
  • Ha provato varie combinazioni di farmaci antiparkinsoniani sotto la supervisione di un neurologo esperto in disturbi del movimento.
  • I sintomi parkinsoniani interferiscono con la qualità di vita.

 

La duodopa

 

La terapia con Duodopa è una combinazione di carbidopa/levodopa somministrata sotto forma di gel (chiamato sospensione enterale), piuttosto che in pillole. É usata per trattare i sintomi motori della MP.

Per la somministrazione della Duodopa è necessario eseguire un piccolo intervento chirurgico per il confezionamento di uno “stoma” a livello dello stomaco per andare ad inserire un tubicino che arriverà nell’intestino. Una volta posizionato tale tubicino, una pompa rilascerà in modo regolato la Duodopa direttamente nell’intestino. La Duodopa utilizza quindi gli stessi principi attivi usati nella terapia somministrata per via orale, ma favorisce un assorbimento ottimale, tale da ridurre gli episodi di OFF.

 

Indicazione alla terapia con Duodopa

 

La Duodopa è indicata ed approvata come terapia per i pazienti con MP in stadio avanzato che rispondono bene alla levodopa.

Un buon candidato per la Duodopa deve presentare fluttuazioni motorie quotidiane, con 3 o più ore di OFF; deve aver provato a controllare le fluttuazioni con altre classi di farmaci (per esempio dopamino-agonisti o inibitori delle MAO B), ma con risultati non adeguati.

 

Informazioni aggiuntive

 

Il gel carbidopa/levodopa ha potenzialmente gli stessi effetti collaterali della carbidopa/levodopa assunte per via orale. Tali effetti collaterali includono: nausea, ipotensione ortostatica, discinesie, bocca secca, costipazione, confusione, allucinazioni.

Come ogni intervento chirurgico la procedura non è priva di rischi, quali: dislocazione del tubo, infezione o arrossamento nel punto di inserzione, mal funzionamento della pompa, sanguinamento o infezione nella cavità addominale.

La Duodopa è controindicata per le persone con MP che assumono inibitori delle MAO.

 

Il sistema per la terapia con Duodopa è costituito di tre elementi

 

  1. Il tubo PEG-J: attraverso il tubo PEG-J la Duodopa entra direttamente nell’intestino. Per pulire il tubo ed evitare che si blocchi, deve essere lavato con una siringa prima e dopo l’uso per la somministrazione del farmaco. Le attività necessarie alla gestione della PEG-J varieranno a seconda del tipo tubo utilizzato.
  2. La cassetta: la cassetta contiene il gel di carbidopa/levodopa. Ogni giorno viene utilizzata una cassetta nuova. La cassetta può essere usata fino a 16 ore e va svuotata dei residui di gel. Ogni cassetta contiene 2,000 mg di levodopa. Alcune persone con MP possono aver bisogno di utilizzare anche 2 cassette al giorno. Le cassette vanno conservate in frigorifero. Le cassette insieme con altri componenti del sistema, vengono spedite e fornite da farmacie specializzate.
  3. La pompa di Duodopa: la pompa di duodopa viene settata dal neurologo in modo individualizzato ed in funzione delle esigenze del paziente. Solitamente si distinguono vari momenti della giornata come segue. La dose del mattino: una gran parte del farmaco viene somministrata al mattino per raggiungere lo stato di ON ideale. La dose continua/di mantenimento: raggiunto lo stato di ON ideale la pompa cambia velocità di somministrazione per mantenere il livello costante per il resto della giornata, mantenere lo stato di ON ed evitare le fluttuazioni motorie. La dose extra: può essere somministrata al bisogno una dose extra in caso di OFF.

 

Altre opzioni chirurgiche

 

La Talamotomia, la pallidotomia, la subtalamotomia

 

È una procedura chirurgica in cui una piccola area del cervello viene intenzionalmente danneggiata. Come indicato, l’area scelta può essere rispettivamente il talamo, il nucleo pallido o il nucleo subtalamico. Tale area viene prima identificata con precisione con una TC o RMN. Gli effetti dell’intervento chirurgico saranno manifesti dal lato apposto della procedura eseguita (per esempio se l’intervento chirurgico viene eseguito a destra gli effetti si vedranno sulla metà sinistra del corpo). La procedura può essere ripetuta per essere eseguita dal lato opposto, ma in tal caso aumentano i rischi di problemi cognitivi o di linguaggio dopo l’intervento.

Durante l’intervento il paziente è sveglio. Viene eseguita un’anestesia locale per le zone in cui il neurochirurgo opererà in modo che l’area sarà del tutto “addormentata”. Il neurochirurgo inserisce poi una sonda attraverso un piccolo buco nel cranio fino all’area bersaglio. A quel punto viene inserita una sostanza molto fredda, nitrogeno liquido, all’interno della sonda in modo da creare una piccola lesione nell’area target. Infine, la sonda viene rimossa e viene eseguita una medicazione della ferita. Usualmente dopo l’intervento è necessario restare in ospedale 2 giorni. Il rapporto rischio/beneficio va discusso approfonditamente con il neurologo ed il neurochirurgo. Al giorno d’oggi sono procedure poco utilizzate. La talamotomia può avere come indicazione il trattamento del tremore di grado severo (gamba o braccio) controlaterale alla sede di intervento. La pallidotomia è indicata in caso di fluttuazioni motorie severe (discinesie, ON/OFF) legate alla terapia con levodopa di lungo termine, oppure in caso di tremore di grado severo, rigidità di grado severo, disabilitanti e non più controllati dalla terapia orale.

 

Terapie complementari

 

La persona con MP può sperimentare, a causa della malattia, sia sintomi motori che non motori (come alterazioni dell’umore, fatigue, costipazione etc.). Alcune terapie complementari o supplementi alimentari possono essere di aiuto per ottenere un sollievo da tali sintomi. Tali supplementi alla terapia farmacologica non prevendono le stesse modalità di prescrizione dei farmaci tradizionali. La loro assunzione va tuttavia sempre discussa con il neurologo curante. Questo è importante perché molti supplementi nutrizionali non sono stati studiati in modo rigoroso sia relativamente al contenuto (quantità effettiva di sostanza nella monodose) ed in particolare in relazione agli effetti nella MP.

 

Antiossidanti e vitamine A-C-E

 

Il razionale per l’uso degli antiossidanti nasce dal fatto che nella MP (come anche in altre malattie degenerative) i neuroni presentano un danno ossidativo. Tra gli antiossidanti il cui effetto è stato studiato nella MP:

Coenzima Q10 (CoQ10): il coenzima Q10 ha un ruolo importante per la salute dei mitocondri, organelli presenti dentro le cellule e responsabili del metabolismo energetico intracellulare. Secondo alcuni studi anomalie della funzione mitocondriale possono giocare un ruolo nella MP. Tuttavia, nonostante siano stati eseguiti degli studi scientifici mirati sull’uso del coenzima Q10 e la MP, non sono stati dimostrati effetti da parte del coenzimaQ10 sulla progressione della malattia.

Vitamina E: la vitamina E può combattere i radicali liberi, motivo per cui è stata studiata nell’ambito della MP. Non ci sono, tuttavia, evidenze scientifiche che possa rallentare la progressione della MP.

Papaia Fermentata: la papaia fermentata ha richiamato molte attenzioni negli ultimi anni, ma non ci sono evidenze di un suo effetto diretto nel rallentare la progressione della MP.

Creatina: La fosfocreatina è una molecola utilizzata dai muscoli e dal cervello per produrre energia. Il National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS) ha eseguito uno studio per valutarne i possibili effetti benefici nella MP, tale studio è stato terminato in anticipo per assenza di effetti significativi rilevati.

Dieta Mediterranea: ci sono molte evidenze che la dieta mediterranea sia ricca di grassi monoinsaturi (come l’olio di oliva), di grassi omega 3 (pesce azzurro, salmone) ed antiossidanti. Ciò potrebbe favorire la riduzione della pressione arteriosa e delle patologie cardiovascolari avendo quindi in generale un impatto positivo sullo stato di salute.

Le proteine: l’assorbimento della levodopa a livello cerebrale può essere ridotto da pasti ad alto contenuto di proteine. In relazione a ciò, soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia, le persone con MP preferiscono assumere le proteine tardi della giornata, sperimentando in tal modo un effetto positivo sull’assorbimento dei farmaci e sul controllo dei sintomi.

Calcio: l’assunzione di calcio può risultare difficoltosa per i pazienti con MP in quanto esso può inibire l’assorbimento della levodopa. Per poter assumere la giusta quantità di calcio limitando gli effetti sull’assorbimento della levodopa è consigliabile assumere aranciata fortificata con calcio oppure latte di soia e latte di riso con aggiunta di calcio. Il caso di necessità di integrazione di calcio, meglio scegliere il calcio citrato.

Iperico: è un supplemento naturale utilizzato a scopo antidepressivo. Non è dimostrata efficacia nella depressione maggiore. ATTENZIONE: interferisce con gli inibitori delle MAO-B. Non deve essere usato insieme a farmaci antidepressivi per il rischio eventi avversi di grado severo. È controindicato in caso di assunzione di antiaggreganti ed anticoagulanti, beta stimolanti per asma, steroidi, contraccettivi, digossina, farmaci immunosoppressivi, triptani (farmaci per l’emicrania), alcol.

 

L’attività fisica

 

L’attività fisica è fondamentale per le persone con MP. Contribuisce infatti a mantenere la mobilità articolare, il tono, il trofismo e la forza muscolare, la coordinazione, l’equilibrio, la corretta percezione del corpo, la resistenza muscolare e cardiorespiratoria alla fatica, migliora inoltre il tono dell’umore, favorisce l’efficienza delle funzioni cognitive. Favorisce in ultima analisi il mantenimento dell’autonomia nelle attività di vita quotidiana e migliora la qualità della vita. Sulla base di evidenze cliniche, cominciare precocemente a svolgere attività fisica, potenzia gli effetti positivi da essa indotti.

Inoltre, L’ATTIVITA’ FISICA FA BENE AL CERVELLO: L’attività fisica favorisce la liberazione di fattori di crescita neuronali come per esempio in GDNF riducendo la vulnerabilità dei neuroni. Ne consegue un potenziale benefico in funzione di un meccanismo neuroprotettivo. L’attività fisica favorirebbe inoltre l’attività del cervello perché promuoverebbe il mantenimento delle connessioni tra i neuroni ed i fenomeni di plasticità (creazione di nuove connessioni). L’attività fisica favorirebbe inoltre l’efficienza nell’uso della dopamina a livello sinaptico (cioè nel punto di comunicazione tra un neurone e l’altro) grazie anche all’aumento dei recettori per la dopamina in tale sede.

 

Come orientarsi

 

Le attività da svolgere devono avere un impatto positivo su diverse funzioni ed abilità:

  • Stretching: per mantenere la flessibilità articolare e le proprietà viscoelastiche dei tessuti.
  • Attività aerobica: per la resistenza muscolare e cardiovascolare, per favorire l’ossigenazione dei tessuti, compreso il cervello.
  • Tai Chi, Yoga, Pilates: per favorire la corretta percezione del corpo, allenare i sistemi muscolari necessari per le reazioni di equilibrio, allenare le reazioni posturali, mantenere flessibilità e resistenza.
  • Danza: per il conivolgimento emozionale, favorire la corretta percezione del corpo, allenare i sistemi muscolari necessari per le reazioni di equilibrio, allenare le reazioni posturali, sfruttare gli effetti positivi degli input sonori/musicali.

 

Non esistono prescrizioni di attività fisiche e complementari precostituite per le persone con MP. Ciascuna attività verrà scelta in base alle caratteristiche individuali, le preferenze, le possibilità logistiche ed organizzative ed il profilo funzionale in relazione alla malattia. Per le persone con MP da media a moderata può essere utile scegliere attività orientate a specifici sintomi: attività aerobica e cammino per migliorare performances, forza muscolare e resistenza. Danza per migliorare i sintomi motori, l’equilibrio e la velocità del cammino. Tai Chi e Yoga per migliorare la flessibilità muscolare, la resistenza e l’equilibrio.

Non esistono studi in grado di dimostrare che un tipo di attività fisica sia migliore di un altro. Gli studi però dimostrano che continuità e regolarità sono gli elementi fondamentali perché l’attività fisica possa essere benefica. Perché ciò sia possibile, l’ideale è che l’attività fisica scelta sia piacevole, stimolante, divertente. Non dimenticare che in generale, mantenersi in attività, piuttosto che essere sedentari, giova alla salute e migliora i sintomi della MP.

Inoltre, l’esercizio fisico può anche migliorare il tono dell’umore, la funzionalità cognitiva e la sensazione di stanchezza. A riguardo ci sono ricerche scientifiche in corso, alcuni dei quali mostrerebbero un trend verso il rallentamento della progressione di malattia. Infine, fare attività fisica può aiutare a ridurre il rischio di caduta, con tutte le conseguenze catastrofiche che queste possono avere in termini di disabilità.

 

Quando cominciare l’attività fisica?

 

Subito! Vale per tutti e ancora di più per chi ha la MP!

 

Come organizzarsi

 

  • In primo luogo, puntare alla sicurezza: le scelte vanno fatte insieme al neurologo ed insieme al medico di base.
  • Programma attività in palestra ed all’aperto. Cambia la routine per essere sempre stimolato e motivato.
  • Scegli una o più attività che ti piacciono e che ti divertano.
  • Fare attività con il partner può aiutarti essere più motivato ed avere maggiore continuità.

 

Suggerimenti

 

  • Dare continuità: per ciascuna attività scelta, il vantaggio sarà maggiore se riuscirai a portarla avanti per almeno 6 mesi.
  • Cerca di mantenere un buon livello di intensità. Significa svolgere attività fisica 2-3 volte la settimana, e, per i più giovani, ad intensità anche maggiore.
  • Ricorda di eseguire sempre un corretto riscaldamento, compreso lo stretching prima e dopo l’attività fisica.
  • Lavora intensamente, ma non cercare di andare troppo oltre i tuoi limiti.

I SINTOMI NELLA MALATTIA DI PARKINSON

 

Sintomi nella malattia di Parkinson

 

I pazienti affetti da malattia di Parkinson (MP) possono sperimentare “sintomi motori”, ovvero che interessano il movimento, e “sintomi non motori” che non riguardano il movimento.

Le manifestazioni della MP variano molto da individuo a individuo: alcune persone infatti potrebbero avere come sintomo principale il tremore ad una o ad entrambe le mani, mentre altre potrebbero non tremare affatto e avere, ad esempio, problemi di equilibrio.

La MP è una patologia che tende a peggiorare negli anni. Nelle fasi iniziali i sintomi sono spesso limitati ad un solo lato del corpo, nel tempo però anche l’altro lato può essere coinvolto, sebbene solitamente in maniera più lieve.

 

Sintomi motori

 

I sintomi motori sono le manifestazioni più evidenti della MP, ma anche altri sistemi del nostro corpo vengono colpiti.

Tali sintomi sono la conseguenza della morte precoce di alcune cellule nervose in grado di produrre un neurotrasmettitore chiamato dopamina. Questo neurotrasmettitore è responsabile del controllo dei movimenti, delle risposte emotive e della capacità di provare piacere e dolore. La progressiva morte di queste cellule determina una ridotta produzione di dopamina e, di conseguenza, la comparsa della difficoltà di movimento.

I principali sintomi motori della MP sono la lentezza dei movimenti o bradicinesia, il tremore a riposo, la rigidità e la perdita di equilibrio (instabilità posturale). Quest’ultimo sintomo solitamente compare tardi nel corso della malattia, una sua comparsa nelle fasi iniziali può essere indicativa di una forma di parkinsonismo atipico. La presenza di bradicinesia associata ad almeno uno degli altri tre sintomi consente al medico di indirizzare la diagnosi verso una sindrome parkinsoniana.

 

Nel corso della malattia possono comparire anche altri sintomi motori come, ad esempio, le alterazioni del’andatura: le persone affette da MP tendono ad avere un’andatura a piccoli passi con il piede che striscia sul pavimento e con una riduzione dei movimenti pendolari delle braccia. Un sintomo caratteristico è il cosiddetto “freezing” della marcia, una sensazione di piedi incollati al pavimento presente soprattutto all’inizio del movimento, nel girarsi o nel passaggio in spazi ristretti. Al freezing si può associare la festinazione, cioè la tendenza ad aumentare progressivamente la velocità della marcia con passi piccoli e rapidi. Il freezing e la festinazione richiedono particolare attenzione in quanto possono aumentare il rischio di cadute.  Nel corso della patologia i pazienti possono assumere una postura tipica definita atteggiamento parkinsoniano caratterizzata da una lieve flessione delle ginocchia e dalla flessione in avanti del busto e del collo.

Un altro sintomo motorio è la micrografia: la scrittura tende a farsi più piccola, irregolare e meno comprensibile.

La bradicinesia e la rigidità della muscolatura del volto determinano l’ipomimia cioè la ridotta espressività del volto e una riduzione del numero di ammiccamenti (numero di volte in cui si sbattono le palpebre in un minuto). Possono essere inoltre presenti ipofonia (riduzione del tono della voce) e disfagia (difficoltà nell’ingoiare soprattutto l’acqua) a causa della riduzione dei movimenti dei muscoli che ci consentono di produrre suoni e di ingoiare. Una conseguenza della difficoltà nell’ingoiare è la perdita di saliva o la sua eccessiva produzione (scialorrea).

Le distonie sono invece delle contrazioni fisse o intermittenti dei muscoli che possono far assumere alle mani o ai piedi delle posizioni anomale. Infine, le discinesie sono dei movimenti involontari e irregolari del volto, delle braccia, delle gambe o del tronco che, nella maggior parte dei casi, si verificano dopo aver preso il farmaco.

 

Sintomi non-motori

 

I sintomi non motori sono tutti quei sintomi legati alla malattia di Parkinson che non coinvolgono il movimento. Tali sintomi vengono spesso sottovalutati e possono passare inosservati, ma devono essere accuratamente indagati poichè possono risultare anche più problematici e invalidanti dei sintomi motori. Alcuni di questi sintomi inoltre possono comparire molti anni prima della diagnosi e, come quelli motori, possono essere fluttuanti durante l’arco della giornata.

Tra i sintomi non motori sono annoverati l’iposmia (ridotta capacità di avvertire gli odori), la stipsi, i problemi urinari (urgenza, incontinenza, aumentata frequenza o pollachiuria), i disturbi dell’umore (ansia, depressione, apatia), l’insonnia, l’eccessiva sonnolenza diurna, i disturbi del comportamento durante il sonno REM o RBD (il paziente si agita durante la notte, urla, da pugni, dando l’impressione che stia vivendo il sogno), la sindrome delle gambe senza riposo o RLS (tale sindrome consiste nella comparsa di un fastidio non ben spiegabile alle gambe che compare soprattutto quando il pazienti si mette a letto e scompare muovendo le gambe), l’ipotensione ortostatica (capogiri che si verificano quando ci si alza dalla sedia o dal letto), l’eccessiva sudorazione, la “fatigue” (sensazione di fatica che non si allevia con il riposo), la sazietà precoce, il dolore, la disfunzione erettile, i deficit di attenzione, linguaggio e memoria fino alla demenza (che solitamente compare solo molto tardivamente).

Fortunatamente molti di questi sintomi sono trattabili, quindi è fondamentale conoscerli e riferirli al medico così da iniziare una terapia che possa migliorare la qualità della vita.